Leggere in Carcere Jimmy della Collina, Massimo Carlotto, Edizioni EL 2011

Una recensione di F.C.

Jimmy vive in un paese del Veneto dove ci sono piscine, macchine di lusso, ect….e lui stupidamente si lascia sedurre e così comincia la sua carriera da criminale. Un giorno insieme ai suoi due amici, Tony e Vanny, organizzano un colpo in banca che naturalmente finisce male. Dopo interrogatori vari, tradito dai suoi amici e dalla sua famiglia, che crolla emotivamente non accettando le scelte del figlio, lui si ritrova in carcere, dove incontra 5 suoi futuri “amici”.

In un primo momento i suoi compagni di cella non si fidano di lui ma Jimmy per sentirsi alla pari si lascia coinvolgere in una guerra fra bande divise per etnia dove picchia un albanese e si lascia coinvolgere in un traffico di droga interno al carcere, tramite il fratello di uno dei suoi nuovi “amici”.

A questo punto conquista la fiducia del branco, ma ormai e troppo tardi perché dopo ripetuti richiami da parte del direttore, dovuti al suo atteggiamento, viene trasferito nel carcere minorile di Quartucciu in Sardegna. Lì incontra altri ragazzi che a differenza sua non vogliono problemi ed é così che comincia a progettare una fuga. Tramite i volontari del carcere però, Jimmy sente parlare di una comunità “La Collina” ed è in quel momento che decide di rinviare i piani, visto che dopo poco tempo quasi tutti i ragazzi dell’istituto vengo presi dal parroco del carcere e collocati in questa comunità. E così accade.

Quando arriva in comunità inizialmente aspetta il momento opportuno per “squagliarsela” contattando degli esterni per avere dei documenti falsi. Quando finalmente esce dalla comunità, per andare al cinema con dei volontari, prova a scappare ma non ce la fa bloccato dalla sua coscienza di tradire persone che invece lo avevano aiutato. Allora ferma la corsa e torna indietro chiedendo scusa; per fortuna non ritorna in carcere perché gli viene data un’opportunità di cambiare e lui l’abbraccia diventando un bravo ragazzo e soprattutto l’opposto di quello che era sempre stato.

Credo che sia grazie a quella corsa interrotta che il suo futuro ha avuto una svolta, oppure era destino, ma questo non si saprà mai; chissà? Se un giorno avrò anch’io un’opportunità di cambiare proprio come Jimmy.

Un giudizio personale

Secondo me Jimmy è un bravo ragazzo ma con idee sbagliate che lo hanno portato ad avere una brutta esperienza. Lui è un tipo testardo e montato ma, allo stesso tempo, un ragazzo con molte paure e insicurezze coperte da una sua corazza virtuale. Se penso a me, credo di assomigliargli a Jimmy perché, come lui, sono finito in carcere e dovrò andare in comunità; come lui, sono testardo e convinto che il crimine sia una scorciatoia per “la bella vita” ma spero che quando esco cambio idea per il mio bene e quello della mia famiglia.

Credo che questo libro sia molto interessante e dimostrativo; lo consiglierei a tutti i detenuti minorenni d’Italia per far capire loro che se si cade ci si può rialzare e poi soprattutto alla mia famiglia per dimostrarle che niente è perduto anche se sono finito in carcere. Vorrei che leggessero questo testo, anche perché, identificandomi nel personaggio, possono capire le mie debolezze e sofferenze nel condurre una vita da criminale e soprattutto da detenuto.

Di questo libro mi ha colpito molto la copertina che un po’ da l’idea della trama, in quanto Jimmy sembra entrare in un tunnel oscuro, che rappresenterebbe il suo percorso in carcere. Rispecchia inoltre la sua storia fino all’arrivo in comunità e soprattutto l’idea di una fuga e di una vita da vero criminale.

Di questo libro invece, non mi ha colpito molto la parte fuori dal carcere, in quanto un po’ scontata e poi perché il libro non lascia capire bene cosa farà Jimmy dopo la sua esperienza in comunità.

Ora vorrei concludere dedicando questa recensione alla mia educatrice che mi ha portato questo libro e soprattutto a tutti i ragazzi di Casal Del Marmo che in questo momento, insieme a me, stanno vivendo una situazione difficile proprio come Jimmy, per dirgli che niente è perduto e nella vita bisogna saper andare avanti e soprattutto non guardare indietro, ma se una persona lo fa lo deve fare solo per capire dove si è arrivati.

Spero molto che il lieto fine di questo libro sia uguale per il “libro della nostra vita”, perché spero che, per me, e per gli altri, questa sia l’ultima volta che entriamo in un carcere minorile, in quanto è un’esperienza che preferirei non augurare a nessuno.